non dire mamma

Miss Samantha nella Silicon Valley- Venerdì

Evviva! Oggi è l’ultimo giorno di scuola, ci alziamo, ci vestiamo, facciamo colazione.

I miei bambini son contenti che vada a fare Miss Samantha a scuola. Anche se non sono nella loro classe, sono contenti di avermi lì; e sono contenti che domani sia sabato, giorno di coccole, giochi e famiglia in tutte le sue forme.

Usciamo con monopattino e bicicletta e ci incamminiamo.

Uno dei motivi principali per cui ho scelto questa scuola è stata la vicinanza a casa, cosa che considero ancora un valore, nonostante i mille dubbi che sono venuti fuori in questi giorni. Poter andare a scuola a piedi è una cosa importantissima ed educativa: ti orienti, vedi il mondo che cambia durante le stagioni, prendi confidenza con spazio e tempo.

I compagni di Carmen Sofia e Francesco non abitano tutti vicino e questo è un peccato perché si sarebbero potuti organizzare molti più momenti di gioco davvero libero.

Ci penso la mattina mentre camminiamo, mentre ricordo la mia infianzia e gli interi pomeriggi che passavo davanti alla scuola con i miei amici sotto lo sguardo attento, ma non ingombrante, di mia nonna Carmen.

Ci penso dopo aver ascoltato questa bellissima lezione di Peter Gray.

Peter Gray fa una breve panoramica sul ruolo del gioco LIBERO, su come la deprivazione dal gioco LIBERO crei negli animali e nel bambino ansia, frustrazioni, egocentrismo e diminuisca le capacità dei bambini di gestire, da adulti, situazioni nuove.

E il pensiero si sposta a riflettere su cosa sia il gioco libero e su come sia praticamente scomparso nella nostra società, tutta presa da organizzare la giornata dei figli con varie *attività strutturate*.

Ci penso alla luce della mia esperienza da ‘maestra per un giorno’, alla luce del fatto che esistano così tante e diverse ‘aspettative’ su cosa sia l’educazione per un bambino di 3, 4, 5 anni.

Qui in Silicon Valley, ad esempio, la maggior parte della popolazione asiatica desidera che a quattro anni i propri figli sappiano scrivere, leggere e far di conto;  così cercano scuole che garantiscano risultati misurabili e che adottino metodi efficaci. Miss Y* ieri mi ha detto che ci sono bambini che dopo otto-dieci ore di scuola vanno a fare ‘ripetizioni’. Bambini di 3, 4, 5 anni.

Oggi è l’ultimo giorno di questa settimana *a tempo pieno*.

Durante questi giorni sono stata assalita da mille e uno interrogativi e poi una grande, grandissima sensazione di insofferenza: ma che palle!

Che palle per questi bambini stare otto ore a scuola! Che palle dover per forza fare il pisolino, dover essere sgridato se non hai voglia di dormire, e nei peggiori dei casi dover stare due ore a fissare il soffitto.

– ‘Ragazzi, dormite, perché altrimenti due ore non passano più.’

– ‘Miss Samantha, voglio la mia mamma; Miss Samantha, voglio il mio papà; Miss Samantha, è ora di alzarsi?’

– ‘No tesoro, mancano ancora due ore, è meglio se ora riposi; La mamma arriva dopo la nanna,  la mamma ‘torna sempre’!’

Insomma: che palle! Dover seguire regole che non si capisce da dove sono state tirate fuori: dalla Montessori? Da Miss Anna? Dall’ultima e più rinomata pedagogista di Stanford? Da Tracy Hogg? Ok, certamente, dal buon senso. Ovviamente dal buon senso unico e infallibile.

Come sono anarchica e sregolata, che pensieri da irresponsabile che mi prendono e si aggrovigliano nella testa! Di certo non potrei scrivere un diario della brava mamma, tantomeno tenere un blog in cui parlo di educazione, di come far crescere un bambino responsabile ed equilibrato.

Ma non siamo tutti uguali, giusto? La diversità è un valore, giusto?

4 risposte a "Miss Samantha nella Silicon Valley- Venerdì"

  1. Ieri ero al mare, giornata bellissima dopo tanto freddo e pioggia fuori stagione. Passeggio sul lungomare e mi godo il vocio dei bimbi che finalmente giocano all’aperto. Ad un tratto una nota stonata: una mamma che urla al suo piccolo
    Come non correre! corri bambino, corri tesoro, corri per il piacere di farlo, per sentire l’aria sulla faccia, le gambe che volano, il sole che ti bacia! un giorno correrai per arrivare presto in ufficio e non sarà una bella cosa.
    I bambini a fine giornata devono essere stanchi, sudati, sporchi, pieni di sassi in tasca e con tante cose da raccontare. Devono poter saltare sulle pozzanghere, bere la pioggia con la lingua fuori, giocare a palle di neve nel tragitto da casa a scuola e arrivare bagnati. Devono vivere la loro vita, non la nostra, i loro anni.
    Non ti crucciare Samantha, tu sei una mamma anomala? Io sono una nonna anomala e per via dell’età è meno dignitoso…..ma tanto tanto divertente!

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  2. Ieri ero al mare, giornata bellissima dopo tanto freddo e pioggia fuori stagione. Passeggio sul lungomare e mi godo il vocio dei bimbi che finalmente giocano all’aperto. Ad un tratto una nota stonata: una mamma che urla al suo piccolo NON CORRERE!
    Come non correre! corri bambino, corri tesoro, corri per il piacere di farlo, per sentire l’aria sulla faccia, le gambe che volano, il sole che ti bacia! un giorno correrai per arrivare presto in ufficio e non sarà una bella cosa.
    I bambini a fine giornata devono essere stanchi, sudati, sporchi, pieni di sassi in tasca e con tante cose da raccontare. Devono poter saltare sulle pozzanghere, bere la pioggia con la lingua fuori, giocare a palle di neve nel tragitto da casa a scuola e arrivare bagnati. Devono vivere la loro vita, non la nostra, i loro anni.
    Non ti crucciare Samantha, tu sei una mamma anomala? Io sono una nonna anomala e per via dell’età è meno dignitoso…..ma tanto tanto divertente!

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  3. Infatti ne avranno di tempo per dover seguire routine e regole! Certo, per il quieto vivere sarebbe più facile averli sempre sull’attenti… ma come si può poi pensare che questi bambini possano brillare e risplendere?

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