riflessi(oni)

I ragazzi del Gbus

Il problema del traffico crescente in Silicon Valley c’è e si sente. Si sente nei discorsi al bar: ‘Ah, quando sono arrivato, sette anni fa, per andare al lavoro ci mettevo 10 minuti e ora ce ne metto 45’; si sente quando parli con gli amici: ‘il commuting sta diventando impossibile, ci metto 1 ora e passa per tornare a casa’; e si vede quando malauguratamente esci alle 6 di sera dall’ufficio ed è tutto bloccato.

Il motivo è che gli intelligentoni di Google, Apple, Facebook etc hanno tutti deciso di crescere e moltiplicarsi qui, sempre qui, soltanto qui. E lo fanno in grande, catapultando su questo territorio corpi alieni travestiti da oggetti scintillanti e contemporanei che lasciano a bocca aperta il turista in pellegrinaggio nella terra dell’High Tech. Strutture stratosferiche che non costruiscono alcun rapporto virtuoso con quello che hanno intorno: sono degli ecomostri travestiti da manna dal cielo e creano solo diseconomie calcolabili nel tempo crescente che si impiega per andare da casa all’ufficio e nei prezzi allucinanti delle case. Diseconomie che si materializzano nelle disparità che inevitabilmente iniziano ad affiorare (un insegnante viene pagato dai 15 ai 25 dollari all’ora, un googler almeno il triplo).

Del resto non fanno altro che attenersi ad alcuni dei principi che guidano la localizzazione delle attività economiche nello spazio: il principio di agglomerazione, accessibilità e interazione. 

È solo molto triste che nessuno che ha preso queste decisioni localizzative abbia considerato l’opportunità di dire ‘Ehi Siri, pensi che sia una buona idea concentrare i nostri headquarters qui in Silicon Valley?’

Siri o Alexia avrebbero fatto due o tre ricerche e forse sarebbero riuscite a convenire che: no, forse è meglio trovare altri luoghi, distribuire la ricchezza e il valore aggiunto di una sede Google in giro per il globo, da dove, peraltro, arrivano tutti i loro guadagni.

Alla fermata del GBUS

Quando ho scritto che sono l’unica che prende il bus insieme ai messicani non sono stata del tutto onesta. Perché a fronte del traffico crescente, dentro le varie aziende si sono iniziati a muovere. E cosa hanno fatto? beh, per prima cosa hanno cercato di far lavorare uno dei propri teams (altrimenti cosa li fanno a fare questi teams?). Sarà stato così che un mobility manager, un giorno, ha partorito l’idea del GBUS: un servizio di trasporto frequente che cerca di alleggerire il problema traffico senza, ovviamente, risolverlo.

Appena arrivata in Silicon Valley avevo notato che lungo la strada, sempre allo stesso orario iniziavano ad arrivare ragazzi con lo sguardo distratto, indiani, cinesi, forse anche qualche americano. Ragazzi e ragazze, tutti alla fermata del bus. 

All’inizio avevo pensato che fossero studenti del liceo, ma erano troppo mansueti per gli ormoni di quell’età e la risposta ai miei quesiti è stata subito chiara quando ho visto che non prendevano l’autobus sfigato, quello del disagio dove salivo io con passeggino e carrozzina, ma i loro corpi iniziavano a fremere quando da lontano si avvistava un autobus ‘di linea’, di quelli grandi con stiva per i bagagli, quelli per andare giù in Calabria o su in montagna, per intenderci. 

Quando sta per arrivare il GBUS per MTV (lettere ben riconoscibili anche da lontano) i ragazzi iniziano automaticamente ad allungare il braccio e cercano con le dita il loro bel cartellino che aprirà tutte le porte del loro scintillante mondo. 

Se gli operai negli anni ’50 erano ben riconoscibili perché avevano la tuta da metalmeccanico, oggi, qui in Silicon Valley, gli operai del XXI secolo hanno tutti questo cartellino penzolante dal pantalone che mostrano con disinvoltura ed un certo orgoglio: ci sono pure io, sono uno dei vostri, posso salire sul GBUS.

Vita dei googlers

Non so se la vita dei googlers sia facile o difficile. Sarebbe anche un po’ presuntuoso giudicare. So per certo che tanti vivono l’entrata in Google come un traguardo esistenziale. 

In effetti dopo tutti i colloqui che devono superare per essere assunti capisco anche che uno si possa sentire ‘arrivato’. E con tutti i benefit che hanno (pranzo gratis a scelta tra cucina messicana, italiana, francese thailandese, finlandese e indiana; sale gioco, sale relax, sale studio, piscina, sauna, orto sul tetto, letto per la pennichella, parrucchiere, barbiere, massaggiatrice) capisco anche cosa li animi quando, contenti e sorridenti, girano con il cartellino penzolante. 

Provo anche ad immaginare cosa li assalga quando vengono licenziati: il manager del loro gruppo insieme ad un rappresentante del HR arriva alla scrivania con una scatola (ci sarà scritto google?). Con tatto gli dicono che deve prendere tutte le sue cose, consegnare il cartellino e andare via.

Allora, forse, il mondo gli cade addosso. 

E se gli cade addosso è, paradossalmente, anche perché una volta uscito dovrà affrontare alcuni dei problemi che Google, Apple e compagnia, stanno costruendo.

La vita oltre Google

La vita nella Silicon Valley non è scintillante come la vita in Google, non si mangia gratis, non si sente di appartenere a quella comunità di prescelti che stanno programmando le sorti del mondo. Certo, la vita in in Silicon Valley è pulita e ordinata e per tanti che sono qui rappresenta davvero la svolta della vita, dà la possibilità di immaginare il futuro, di viverlo questo Sogno Americano, di trovare l’Oro, di trovare l’America.

Però è una vita estremamente individualista. C’è apertura nei confronti dell’altro perché c’è, per ora, abbondanza, ma nel lungo termine, quando inizierà ad esserci scarsità (di terra, di case, di tempo, di soldi) cosa diventerà la Silicon Valley?

Diventerà un’altra Detroit? O le energie che racchiude questa terra sapranno trovare nuove soluzioni originali?

Cose che ho letto e ascoltato, che sto leggendo, che sto ascoltando

Sembra facile vivere in Silicon Valley… però ecco qualche dato che fa pensare sull’aumento degli ingegneri che vanno in terapia… http://www.nytimes.com/2019/09/20/business/silicon-valley-therapy-anxiety.html

Mentre cercavo qualche foto dei googleres che aspettano l’autobus ho trovato una serie di immagini di protesta. risalgono al 2013 e sono per la maggior parte based in San Francisco, però danno un’idea di cosa smuova la presenza delle ‘grandi’ negli animi di chi abita qui da sempre. https://www.theverge.com/2013/12/20/5231758/protesters-target-silicon-valley-shuttles-smash-google-bus-window 

Ci sono alcuni segni che a qualcuno interessi dare risposte politiche e pubbliche a questi problemi. 

www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=Sictm3RNSt8&feature=emb_title

Ma una cosa mi pare abbastanza chiara, sopratutto dopo aver ascoltato questa intervista al sindaco di Oakland.

www.thisisyourlifeinsiliconvalley.com/b8ed831d

Qualcosa si muove a San Francisco e a Oakland, nelle città…. la Valley su questo tema, invece, rimane, per ora, dormiente.

Una risposta a "I ragazzi del Gbus"

  1. Entro nelle sale museali del Castello Sforzesco di Milano. Mi metto davanti alla Pietà Rondanini e penso con commozione che il grande Michelangelo ha plasmato quella materia. Mi piacerebbe toccarla per illudermi di toccare le mani dell’artista.
    Dove manca la Storia manca l’Uomo.
    L’America è un vecchio territorio ma non gli americani, i Padri Pellegrini avevano vesti moderne e navi per navigare mari tempestosi, i nostri avi si perdono nella notte dei tempi.
    Sfruttano il territorio seguendo la scia economica, industriale, opportunista e quanto altro si voglia con l’obiettivo di creare soldi. In cambio benessere economico e status sociale per tutti. Effimero! Quando si cade fa male e nessuna mano viene tesa. Non chiedere cosa L’America può fare per te ma cosa puoi fare tu per L’America quindi rialzati da solo e arrangiati.
    Nuovi americani, inserimenti di popoli da altre terre arrivati solo con il sogno di far parte di quel mondo effimero, tutto ciò fa sì che il territorio non sia amato, venga abusato, sfruttato e mai mai conservato e rivalutato per tutto ciò che può offrire. Non si sente alcun senso di appartenenza. Meglio gli ecomostri, meglio le strade intasate, meglio i soldi veloci subito, tanto chi sta in alto se cade rimane sempre in piedi. Come una piramide che si sgretola dal fondo ma quando anche è un cumulo di macerie l’apice rimane miracolosamente sollevato.

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